Tempo sul tempo. Carlo Ludovico Ragghianti e il carattere cinematografico della visione

28 novembre 1999 – 30 gennaio 2000

Mostra a cura di Marco Scotini

Sotto l’alto patronato della Presidenza della Repubblica

Organizzazione: Fondazione Centro Studi Ragghianti, Ente Cassa di Risparmio di Lucca, Comune di Lucca, Provincia di Lucca, Regione Toscana, Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici di Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara. Musée du Louvre – Service de l’Auditorium Parigi, Centre Georges Pompidou Parigi, Archivio Storico Olivetti Ivrea, Fondazione Querini Stampalia Venezia, Museo Marino Marini Firenze, Centre du Film sur l’Art Bruxelles, RAISATart, Mediateca Regionale Toscana, Firenze.

Con il Patrocinio di: Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Scuola Normale Superiore di Pisa, Università degli Studi di Pisa, Comune di Pisa

La mostra – ideata in occasione del decimo anniversario della scomparsa di Carlo Ludovico Ragghianti, tra i maggiori storici dell’arte del Novecento – prende il titolo da un fondamentale saggio del critico toscano improntato a ripercorrere la propria biografia alla luce dei momenti di riflessione e studio relativi alla temporalità dell’immagine e al carattere “processuale” della visione.

L’esposizione si articola in sei sezioni dedicate rispettivamente a cinema, teatro, arte visiva, architettura, film sull’arte e immagine elettronica. La mostra si apre con una sala cinematografica nella quale vengono proiettati a ciclo continuo estratti emblematici di film di Chaplin e Pabst, sui quali Ragghianti ha concentrato la propria attenzione nel suo primo scritto sul cinema del 1933.

Successivamente, la sezione teatrale è focalizzata su opere che riflettono il ruolo centrale di ricerca ed esperimento riconosciuto da Ragghianti al teatro rispetto a tutto il panorama delle arti del Novecento. In questa sezione troviamola serie di incisioni di Craig,  i grandi disegni di Appia, le maquettes teatrali di Vesnin, Tairov, Mejerchol’d, Schlemmer, e i dipinti, disegni, bozzetti e costumi di scena di Depero, Pannaggi, Prampolini, Bragaglia, Moholy-Nagy, tutte opere di cui Ragghianti ha sottolineato con acutezza la troppo presto dimenticata vitalità propositiva.

La sezione delle arti visive si apre con tre opere di Boldini, con Bragaglia, Romani, Balla, Boccioni, Severini e Carrà. Il percorso prosegue al piano superiore con i quadri e i film sperimentali di Eggeling, Richter, i mobiles di Calder, gli “omaggi al quadrato” di Albers, i “bilichi” e le “amalasunte” di Licini, le Macchine inutili di Munari, le sequenze di paesaggi e nature morte di Morandi. La sezione si conclude con tre sale dedicate alla pittura informale di Vedova, ai concetti spaziali di Fontana, ai grandi gessi di Viani e all’arte cinetica di Mari, Colombo, Morellet.

La sezione architettonica registra il passaggio tra tempo rappresentato e tempo della rappresentazione attraverso i disegni futuristi di Sant’Elia e Chiattone, gli schizzi di Aalto, Scarpa e Detti e due dipinti di Le Corbusier. L’intero percorso si conclude con i film sull’arte dove sono presentati autori come Resnais, Emmer, Longhi, Cauvin, Haesarts, Stork e con una sezione dell’immagine elettronica che accosta video di Rybczynski, Greeneway, Gaumnitz, Cahen, Campus, Vasulka, Kapucinski alle “riletture” condotte da Bob Wilson su La Femme à la Cafetiére di Cézanne e da Bill Viola sulla Visitazione del Pontormo.

Il cinema – cornice dell’intero percorso espositivo – ritorna nelle ultime due sale con un estratto da Ordet di Dreyer al quale Ragghianti volle assegnare il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia del 1955 e con la celeberrima sequenza della scalinata di Odessa della Corazzata Potemkin, che emblematicamente segna il momento di massima confluenza tra le teorie sulla visione di Ragghianti e di Ejzenstein.

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