Ritmi visivi. Luigi Veronesi nell’astrattismo europeo

9 ottobre 2011  – 8 gennaio 2012

A cura di Paolo Bolpagni, Andreina Di Brino, Chiara Savettieri

Comitato scientifico della mostra Gabriella Belli, Silvia Boldrini, Luciano Caramel, Antonio Costa, Vittorio Fagone, Maria Teresa Filieri, Philippe Junod, Sandra Lischi

In collaborazione con l’Archivio Luigi Veronesi

Con il contributo della  Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca

La Fondazione Ragghianti ha dedicato una grande mostra retrospettiva a Luigi Veronesi (Milano, 1908-1998), pittore, fotografo, autore cinematografico, teorico, tra i maggiori protagonisti dell’astrattismo italiano.

Figura di respiro internazionale, Veronesi sarà posto a confronto con opere di autori che segnarono la sua formazione e la definizione del suo linguaggio, come Kandinskij, Klee, Moholy-Nagy, El Lissitskij, Albers, Vantongerloo e ad altri esponenti dell’arte italiana e internazionale del tempo.

L’obiettivo della mostra, di carattere multimediale, è illustrare l’essenza cinetica, ritmica e musicale della ricerca di Veronesi non solo attraverso la presentazione di sue opere significative, ma anche mediante confronti con artisti che rappresentarono per lui un punto di riferimento importante nella maturazione di una visione dinamica delle forme, quali Kandinskij,  Klee, Moholy-Nagy,  Vantongerloo,  Albers, Léger, El Lissitskij, e con altri esponenti dell’arte italiana e internazionale del tempo come Otto Hofmann, Félix Del Marle, César Domela, Florence Henri, Lucio Fontana, Bruno Munari, Mario Ballocco, Virginio Ghiringhelli.

L’esposizione presenta al pubblico gli esiti della poliedrica attività dell’artista attraverso sette sezioni: I) Variazioni su tema, polifonie e forme in movimento nell’astrattismo europeo; II) Visualizzazioni cromatiche della musica; III) ‘Schermi dipinti’. Il cinema sperimentale dei pittori-cineasti; IV) Il cinema di Luigi Veronesi: pittura in movimento; V) Grafica e sperimentazione fotografica: ricerca sul ritmo e sulla luce; VI) Risonanze geometriche; VII) L’estetica della pagina

Oltre a presentare dipinti, collage, disegni e grafiche, la cui scelta è funzionale all’enucleazione della dimensione cinetica dell’arte di Veronesi, la mostra  lucchese costituisce  una  novità  rispetto alle retrospettive precedenti perché presenta al pubblico quattro cicli completi di “visualizzazioni cromatiche della musica”, per un totale di ben 45  opere (tra cui vari inediti), e, per la prima volta, l’integrale  del cinema di Veronesi, attraverso la proiezione dei suoi sette film superstiti (alcuni andarono distrutti nel 1943), realizzati tra il 1940 e il 1985. Veronesi concepiva i  suoi film,  figurativi  e astratti,  come ritmi  visivi, come “pittura  in  movimento”,  dotata di una libertà cromatica sorprendente.

L’entità e  l’originalità  delle sperimentazioni cinematografiche di  Veronesi sostengono appieno il  confronto  con i protagonisti del cinema sperimentale degli anni Venti-Quaranta: Fernand Léger, Oskar Fischinger, Hans Richter, Viking Eggeling, Len Lye, Norman McLaren, Walther Ruttmann, Moholy-Nagy e Man Ray.

La mostra ha un carattere multimediale anche perché approfondisce specificatamente la dimensione musicale dell’arte di Luigi Veronesi e punta a mettere a fuoco il rapporto tra pittura e musica. Un’ampia sezione è quindi dedicata alle “variazioni”, a cominciare dalle celebri 14  variazioni di un  tema  pittorico del 1936, poste in parallelo con le Quindici variazioni su uno stesso tema dello svizzero Max  Bill, che assieme a Josef Albers è tra i principali esploratori di questo modulo compositivo negli anni Trenta.

Veronesi poi elaborò un metodo sistematico per la trasposizione visiva del suono, esposto compiutamente in alcuni scritti teorici pubblicati negli anni Settanta, e in mostra è proposta al pubblico una scelta dei cicli più rappresentativi di “visualizzazioni cromatiche” della musica, come quelli riferiti all’Arte della fuga di Johann Sebastian  Bach, alle Variazioni op. 27 di Anton Webern, alla Seconda sarabanda di Erik Satie,  a Vers la flamme di Aleksandr Skrjabin.

Questo genere di opere, molte delle quali ritrovate  recentemente, si dimostra uno dei filoni più importanti  della produzione di Veronesi negli anni Settanta e Ottanta, tanto da suggerire una revisione critica complessiva circa questa fase della sua attività artistica.

L’installazione multimediale presente in sala permette  tra  l’altro  ai visitatori  di leggere per la prima volta  le partiture musicali e  contemporaneamente di ascoltare i brani corrispondenti alle visualizzazioni cromatiche,  seguendone “sismograficamente” la corrispondenza con il linguaggio di forme e colori elaborato da Veronesi.

Infine,  conclude l’esposizione una  ricca serie di documenti  che completano l’indagine multimediale sull’universo creativo dell’artista, tra cui le ideazioni grafiche per l’editoria fotografica  e cinematografica  e una missiva inedita di Luigi Veronesi a Henri Langlois, che dimostra la fecondità del rapporto dell’artista col fondatore della Cinémathèque Française.

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