Licia Collobi nasce a Trieste il 24 agosto 1914 da Alberto Golubic (poi italianizzato in Collobi) e da Silvia De Domazetovich. Passa la prima infanzia a Klagenfurt. La sua formazione e cultura sono a pieno titolo mitteleuropee.

Inizialmente intenzionata a laurearsi in germanistica, nell’autunno del 1932 si iscrive alla Facoltà di Lettere a Torino; qui si laurea in storia dell’arte nel giugno del 1936, sotto la guida di Anna Maria Brizio, con una tesi su Carlo di Castellamonte, poi pubblicata nel 1937. Nel gennaio di quell’anno consegue anche il diploma di abilitazione all’insegnamento della storia dell’arte nei licei e comincia a pubblicare saggi, contributi e recensioni.

Prosegue gli studi con una borsa triennale di perfezionamento all’Istituto di Archeologia e Storia dell’arte di Roma, dove è già nel gennaio del 1937. In febbraio incontra Carlo Ludovico Ragghianti. Concluso il corso di perfezionamento, dal luglio del 1938 si trasferisce a Piacenza, lavorando alla compilazione dell’inventario generale delle opere e degli oggetti d’arte della provincia, con la stesura della relativa bibliografia.

La condivisione degli ideali e delle esperienze di vita tra Licia e Carlo Ludovico si risolve con il loro matrimonio, avvenuto a Firenze il 30 novembre 1938.

Dal 1938 al 1943 segue il marito in varie città straniere e italiane. Dal 1941 collabora con lui al progetto di rinnovamento della rivista “Emporium”.

Residente a Modena dall’ottobre del 1941 fino al 24 agosto 1943, madre di due figli (Francesco e Rosetta; in seguito nasceranno Giacomo e Anna), moglie di un antifascista arrestato due volte, Licia lavora prima come insegnante di storia dell’arte al Liceo “Minghetti” di Bologna; poi è assunta nella Galleria Estense di Modena in quanto facente funzioni di ispettrice della Soprintendenza alle Gallerie d’Arte Medievale e Moderna di Modena e Reggio Emilia.

Dopo l’8 settembre 1943 Licia Collobi è a Firenze, fa la staffetta partigiana ed è la depositaria di molte delle comunicazioni clandestine del Partito d’Azione.

Dal giugno al dicembre del 1945 è a Roma, dove il marito fa parte del Governo Parri, ma alla fine dell’anno rientra definitivamente a Firenze; qui lavora, come da lei stessa ricordato, “a schedature di disegni al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi ed alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti” (per la quale redige un progetto di risistemazione, rimasto inattuato).

Tra il 1946 e il 1955 è costante la collaborazione con il marito. Nel 1946 contribuisce alla direzione delle collane “Quaderni d’Arte” e “Saggi di critica d’arte” delle edizioni U di Firenze; è poi segretaria delle grandi mostre a Palazzo Strozzi e alla Strozzina, curandone i cataloghi (1947, Mostra d’Arte Olandese e Fiamminga; 1948, Mostra della Casa Italiana nei secoli; 1949, Mostra su Lorenzo il Magnifico e le Arti). Cura anche il catalogo e la mostra sulla “Sedia italiana nei secoli” per la Triennale di Milano del 1951. Sempre nel 1951 collabora alla realizzazione della grande mostra dell’opera dell’architetto Wright.

Nel 1952 nasce la rivista “seleArte”, pubblicata dalla società Olivetti di Ivrea e ideata da Carlo Ludovico Ragghianti. Licia Collobi vi partecipa fin dall’inizio. Dopo la cessazione della rivista, nel giugno del 1966 cura la sezione dallo stesso titolo nella rivista “Critica d’Arte” (dal fascicolo 78 dell’aprile del 1966 fino al 1989). Dal 1954 è anche redattrice di “Critica d’Arte”, di cui diviene vicedirettore dal 1964.

Grazie alla perfetta padronanza della lingua tedesca, nel 1959 pubblica per i “Saggi” Einaudi la sua traduzione del libro Arte tardoromana di Alois Riegl, preceduta da un’importante nota critica.

L’editore Neri Pozza pubblica nel 1961 Falsi e falsari di Otto Kurz, un repertorio vastissimo dei falsi di ogni tempo e di ogni luogo. Licia Collobi ne esegue la traduzione e la curatela generale.

Tra il 1963 e il 1967 realizza tre libri (oltre a diversi contributi in “seleArte” e in “Critica d’Arte”) sui disegni della Fondazione Horne di Firenze, dal catalogo critico generale allo studio di singoli artisti della collezione.

Escono nel 1968 i suoi contributi nei libri editi da Mondadori della serie “Musei del Mondo”, sulla Alte Pinakothek di Monaco, sulla National Gallery di Washington e sul Prado di Madrid. Per la medesima collana nel 1970 è autrice della maggior parte dei testi sul Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico. Quest’ultimo volume affronta l’argomento – a lei assai caro – dell’arte precolombiana.

Nel 1971 traduce dal tedesco il libro di Wolfgang Braunfels Mittelalterische Stadtbaukunst in der Toskana (Architettura cittadina medievale in Toscana). In questo periodo intensifica i suoi studi volti a ricostruire il disperso opus del Libro dei disegni del Vasari. Nel 1974 è pubblicato dall’editore Vallecchi, in due volumi, Il Libro de’ Disegni del Vasari.

Sono del 1979 altre due collaborazioni alla serie Mondadori “Musei del Mondo”, sul Metropolitan Museum di New York e sul Museo Archeologico Nazionale di Atene. Dal 1980 pubblica per la De Agostini: Civiltà preincaiche (1980), Splendori delle civiltà precolombiane (1981) e Ambienti del Rinascimento (1984, riedito nel 1986).

Nel 1985 esce il suo libro Il Quattrocento europeo, quarto volume della Storia della pittura diretta dal marito per l’Istituto Geografico De Agostini.

Licia partecipa alle iniziative e alle manifestazioni promosse da Carlo Ludovico Ragghianti: la fondazione dell’Università Internazionale dell’Arte di Firenze (1969) e di Venezia, la creazione del Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti di Lucca (1981), la ripresa e il rilancio della rivista “Critica d’Arte” (1984). Sotto il profilo degli studi, particolarmente rimarchevoli e originali sono i suoi interessi per il disegno industriale e per l’arte non italiana.

Pochi giorni prima della morte del marito, nel 1987, è pubblicato il penultimo libro di Licia, dedicato a Giotto. L’ultima opera, Dipinti fiamminghi in Italia 1420-1570, è distribuita postuma.

Licia Collobi Ragghianti muore nella sua casa il 26 luglio 1989.

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Licia Collobi Ragghianti