Nuove Tendenze
Leonardo Dudreville e l’avanguardia negli anni Dieci

Una mostra che racconta l’opera dell’artista Leonardo Dudreville e l’attività del gruppo Nuove Tendenze che accanto al Futurismo contribuisce a cambiare l’estetica del primo Novecento

15 ottobre 2022 – 8 gennaio 2023

“Io ho fissata e realizzata graficamente
la sintesi dello stato d’animo determinatosi in me
al contatto della mia individualità psichica, interna,
con la vita-ambiente, esterna, che mi circonda”.

(Leonardo Dudreville)

 

Lucca, 28 luglio 2022. Non solo Futurismo. All’inizio del Novecento sono molte le realtà artistiche che cercano una nuova estetica e, tra queste, il gruppo Nuove Tendenze fondato a Milano nel 1913 dal critico Ugo Nebbia e dall’artista Leonardo Dudreville, cui la Fondazione Ragghianti dedica dal 15 ottobre 2022 all’8 gennaio 2023 la mostra NUOVE TENDENZE. Leonardo Dudreville e l’avanguardia negli anni Dieci, a cura di Francesco Parisi.

Interessato alle tematiche musicali e relative agli stati d’animo, il movimento Nuove Tendenze ha molte assonanze con i gruppi di matrice secessionista su scala europea, ed è caratterizzato da un’assoluta libertà sperimentale. La mostra offre una lettura all’interno del contesto delle avanguardie internazionali e delle “mostre di fronda” italiane, affrancando Nuove Tendenze dall’etichetta di para-futurista, per quanto abbia con il movimento di Marinetti molte tangenze, soprattutto comunicative.

Grazie ai materiali provenienti dall’Archivio Leonardo Dudreville di Monza e da varie collezioni private e pubbliche, NUOVE TENDENZE. Leonardo Dudreville e l’avanguardia negli anni Dieci analizza il contesto artistico in cui si forma Nuove Tendenze, indagando alcuni momenti dell’avventura artistica di Leonardo Dudreville (Venezia, 1885 – Ghiffa, Verbano-Cusio-Ossola, 1976), partendo dalla sua visita con Umberto Boccioni allo studio di Vittore Grubicy, fino alle incursioni nella tecnica divisionista, ed esponendo un corpus di opere prodotte tra il 1904 e il 1919.

La mostra si apre con una sezione dedicata agli sviluppi del Divisionismo nel primo decennio del Novecento, in cui le opere di Dudreville dimostrano un’inedita apertura verso valori espressivi e formali che puntano a un uso autonomo del segno pittorico, della luce, del colore. Il percorso prosegue poi con una parte dedicata ai rapporti di Dudreville con la compagine futurista e con altri artisti, come Aroldo Bonzagni.

La seconda parte della mostra, focus della ricerca, è dedicata alla partecipazione di Dudreville a “mostre di fronda” quali Nuove Tendenze, che costituisce uno dei principali episodi espositivi in cui l’avanguardia artistica milanese elabora una strategia operativa alternativa rispetto ai canali ufficiali legati al mondo accademico.

L’esposizione di opere e documenti – pubblicazioni, lettere, fotografie, cartoline – di questa parte dell’esposizione racconta come la mostra Nuove Tendenze (1914) sancisca la nascita di un progetto espositivo autonomo e autosufficiente, legato all’individuazione di una posizione estetica d’avanguardia che va oltre la logica esclusivamente contestativa delle mostre Arte Libera del 1911 e Rifiutati del Cova del 1912.

Accanto alle opere di Dudreville esposte in quell’occasione, i lavori di Carlo Erba, Achille Funi, Mario Chiattone, Adriana Bisi Fabri, Antonio Sant’Elia, Marcello Nizzoli, tutti parte del progetto.

In questo contesto spicca anche il ruolo centrale dell’associazione Famiglia Artistica nel milieu artistico locale, che garantiva agli artisti, più giovani e militanti, un centro espositivo libero, privo di giurie di ammissione: tutti gli aderenti a Nuove Tendenze, compresi i critici, parteciparono alla vita sociale e artistica di questa realtà.

NUOVE TENDENZE. Leonardo Dudreville e l’avanguardia negli anni Dieci comprende anche alcune opere esposte nella Galleria Centrale d’Arte nell’ex Caffè Cova nell’aprile del 1919, contesto utile per leggere la longevità del fenomeno futurista milanese, ma che documenta anche gli ultimi rapporti diretti di Dudreville con il Futurismo di matrice boccioniana e marinettiana.

L’11 gennaio 1920, infatti, Dudreville firma con Funi, Russolo e Sironi il manifesto Contro tutti i ritorni in pittura, che chiude idealmente la mostra rivelando il suo avvicinamento a una nuova visione teorica ed estetica.

La mostra è accompagnata da un libro-catalogo edito dalla Fondazione Ragghianti con Silvana Editoriale, che includerà le riproduzioni delle opere esposte, di documenti e di materiali d’epoca, e i saggi del curatore Francesco Parisi con quelli di Alessandro Botta, Niccolò D’Agati, Roberto Dulio, Elena Pontiggia e Sergio Rebora, studiosi specialisti della materia.

Per maggiori informazioni
Ufficio Stampa
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Comunicazione istituzionale
Elena Fiori
+39 0583 467205
elena.fiori@fondazioneragghianti.it

 

BILL VIOLA |THE SEVENTIES

Mezzanino della Fondazione Ragghianti
30 aprile – 8 maggio 2022
realizzata da
Lucca Film Festival e Over The Real
Inaugurazione | sabato 30 aprile, ore 18.00

Sabato 30 aprile nel Mezzanino della Fondazione Ragghianti si apre la mostra Bill Viola, The Seventies, a cura di Maurizio Marco Tozzi e Alessandro Romanini, realizzata da Lucca Film Festival e Over The Real, sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, con il patrocinio del Comune di Lucca e della Regione Toscana. L’evento anticipa l’edizione 2022 del LFF che quest’anno si terrà in autunno, dal 23 settembre al 2 ottobre.

L’esposizione presenta uno dei maggiori artisti contemporanei a livello internazionale, concentrandosi su un periodo specifico della sua attività: gli anni Settanta che lo videro fra i pionieri indiscussi del linguaggio della videoarte. Bill Viola (New York, 1951) si laurea in Experimental Studios presso la Syracuse University nel 1973 e l’anno successivo inizia la sua carriera come direttore tecnico presso lo studio di produzione art/tapes/22 a Firenze, dove rimane per 18 mesi, frequentando Zona no-profit art space.

In mostra troviamo i video storici realizzati dal 1977 al 1980 – The Reflecting Pool, Moonblood, Silent Life, Ancient of Days e Vegetable Memory – che rappresentano i suoi primi grandi successi, insieme a una selezione di fotografie di Gianni Melotti, scattate in quegli stessi anni, che documentano le prime esperienze del giovane Bill Viola, assieme ad altri artisti provenienti da tutto il mondo, che convergono nello spazio fiorentino di Maria Gloria Bicocchi per iniziare a far uso delle nuove tecnologie a nastro magnetico.

Viola esplora i fenomeni della percezione sensoriale come chiave per la conoscenza di sé. Le sue opere si concentrano sulle esperienze umane universali – nascita, morte, lo sviluppo della coscienza – e hanno radici nell’arte orientale e occidentale, nonché nelle tradizioni spirituali, tra cui il buddismo zen, il sufismo islamico e il misticismo cristiano. Tema ricorrente, già da allora, è l’acqua, simbolo della vita e dello scorrere del tempo. Utilizzando il linguaggio interiore dei pensieri soggettivi e delle memorie collettive, i suoi video consentono agli spettatori di vivere l’opera in maniera diretta e personale.

 

Bill Viola, The Seventies sarà aperta al pubblico fino all’8 maggio 2022.

BILL VIOLA THE SEVENTIES
Lucca, Mezzanino della Fondazione Ragghianti
Complesso monumentale di San Micheletto
Via San Micheletto, 3 – Lucca
Tel. +39 0583 4672056
Orari:10/13 – 15.30/19.30
Biglietto: ingresso libero

Lucca Film Festival
segreteria@luccafilmfestival.itwww.luccafilmfestival.it

Ufficio Stampa Lucca Film Festival
Fiammetta Baldi Tel. +39 342 007 8080
press@luccafilmfestival.it

Ufficio stampa mostre LFF: Davis & Co. 
Lea Codognato e Caterina Briganti
Tel. +39 055 2347273; info@davisandco.it | www.davisandco.it

 Comunicazione e Relazioni esterne Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca
Andrea Salani Tel. +39 0583 472627 |  comunicazione@fondazionecarilucca.it

Levi e Ragghianti. Un’amicizia fra pittura, politica e letteratura
17 dicembre 2021 – 20 marzo 2022
Lucca | Fondazione Ragghianti

In seguito alle nuove disposizioni legislative per accedere alla mostra occorrerà presentare il greenpass rafforzato o super greenpass.

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La nuova mostra ideata e organizzata in occasione del quarantennale della Fondazione Centro Studi Ragghianti, che cade nell’autunno del 2021, intende approfondire un tema finora poco considerato dalla storiografia e dagli studi accademici: quello dell’amicizia fra Carlo Ludovico Ragghianti (Lucca, 1910 – Firenze, 1987) e il pittore, scrittore e uomo politico Carlo Levi (Torino, 1902 – Roma, 1975). Realizzata in collaborazione con la Fondazione Carlo Levi di Roma, per la cura di Paolo Bolpagni, Daniela Fonti e Antonella Lavorgna, l’esposizione sarà aperta dal 17 dicembre 2021 fino al 20 marzo 2022.

Un aspetto interessante e nuovo presentato dalla mostra è quello del comune interesse dei due per il cinema: Levi lavora come sceneggiatore e scenografo per alcuni film e dagli anni Cinquanta in poi, a Roma, diventa un ritrattista ambìto da molti personaggi del mondo del cinema, da Silvana Mangano ad Anna Magnani, da Franco Citti allo stesso Pasolini: tutti questi ritratti sono presenti in mostra, insieme con quelli di Ragghianti e di loro comuni amici, come Eugenio Montale e Carlo Emilio Gadda.

Nell’archivio della Fondazione Ragghianti, così come in quello della Fondazione Carlo Levi di Roma, si conservano documenti che riguardano in special modo la sfera storico-artistica e critica, che fu al centro di questa amicizia. A Lucca si trovano un consistente nucleo di lettere che partono dal 1943 e si protraggono fino al 1971, e testi dattiloscritti di Ragghianti su Levi; nell’archivio romano sono conservati autografi della monografia di Ragghianti, corredati da annotazioni per la stesura del volume destinate da Levi al suo curatore, nonché fotografie inedite. Molti di questi materiali sono esposti nella prima e nell’ultima sala.

Oltre ai documenti, la mostra presenta numerosi disegni e un nucleo di circa ottanta dipinti di Carlo Levi, atto a ricostruire non soltanto la struttura della monografia del 1948 e delle mostre del 1967 e del 1977 curate da Ragghianti, ma anche la cerchia di intellettuali e amici cui i due appartenevano – Eugenio Montale, Giovanni Colacicchi, Paola Olivetti, Aldo Garosci e altri –, con l’aggiunta dei ritratti di personaggi dei quali entrambi avevano stima, come Italo Calvino e Frank Lloyd Wright.

Orari e biglietti:
dal martedì alla domenica, ore 10-13, 14:30-18:30. Chiuso il 25 dicembre.
biglietto intero 5 euro, ridotto 3 euro.

Biglietto ridotto (3 euro) per:
– dipendenti di Banco BPM e relative famiglie;
– possessori del biglietto cumulativo del Complesso Museale e Archeologico della Cattedrale di Lucca;
– soci COOP;
– gruppi superiori alle 15 unità;
– minori di 18 anni;
– scolaresche (della primaria e delle secondarie);
– studenti di università, accademie d’arte e conservatori provvisti di tesserino;
– insegnanti.

Biglietto gratuito per:
– bambini fino ai 6 anni;
– diversamente abili (e accompagnatore);
– un accompagnatore per ogni gruppo;
– studenti delle università toscane provvisti di libretto;
– soci ICOM;
– militari e forze dell’ordine con tesserino;
– giornalisti e guide turistiche con tesserino.

Per accedere ALL’AREA STAMPA  è necessario accreditarsi contattando: Elena Fiori | tel. 0583 467205 | elena.fiori@fondazioneragghianti.it

Per approfondire il rapporto tra Levi e Ragghianti vi proponiamo la conferenza di Daniela Fonti ‘Carlo Levi e Carlo Ludovico Ragghianti, biografie allo specchio’.

Pianeta città
Arti cinema musica design nella Collezione Rota 1900-2021
 9 luglio – 24 ottobre 2021

Pianeta città. Arti cinema musica design nella Collezione Rota 1900-2021, in programma dal 9 luglio al 24 ottobre 2021 a Lucca negli spazi espositivi della Fondazione Ragghianti, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e la sponsorizzazione di Banco BPM, è una mostra inerente al tema della città e della trasmissione della conoscenza, analizzato prevalentemente attraverso gli innumerevoli pezzi della collezione dell’architetto Italo Rota, tra i più noti progettisti del nostro tempo.

L’intento è di creare un racconto del Novecento e del primo ventennio del nuovo millennio attraverso la visione della città, la sua rappresentazione nelle arti e nel cinema e l’evoluzione dell’oggetto libro. Da una parte ripercorrendo lo sviluppo dell’idea di città, da quella immaginata da Antonio SantElia negli anni Dieci fino all’architettura attuale della megalopoli; dall’altra analizzando come sia cambiato il nostro modo di trasmettere la conoscenza, fino alle evoluzioni contemporanee e al cambiamento del nostro modo di pensare, con lo sviluppo di una modalità di ragionamento ipertestuale e intertestuale, ma con la permanenza del libro, rivelatosi ancora attuale e vivo nella sua dialettica tra la carta stampata e il digitale.

Il concept della mostra è stato ideato da Paolo Bolpagni, Aldo Colonetti e Italo Rota, in condivisione con un comitato scientifico composto anche da Gianni Canova, Daniele Ietri, Francesco Careri, Eleonora Mastropietro e Alessandro Romanini.

Per accedere  ALL’AREA STAMPA  è necessario accreditarsi contattando: Elena Fiori | tel. 0583 467205 | elena.fiori@fondazioneragghianti.it

Orari di apertura:
– dal 9 luglio al 31 agosto dal martedì alla domenica dalle ore 16:30 alle 22:30;
– dal 1° settembre al 24 ottobre dal martedì alla domenica dalle ore 11 alle 19.

Biglietto d’ingresso: 7 euro

Biglietto ridotto (4 euro) per:
– dipendenti di Banco BPM e relative famiglie;
– possessori del biglietto cumulativo del Complesso Museale e Archeologico della Cattedrale di Lucca;
– soci del Club UNESCO Lucca;
– soci COOP;
– gruppi superiori alle 15 unità;
– minori di 18 anni;
– scolaresche (della primaria e delle secondarie);
– studenti di università, accademie d’arte e conservatori provvisti di libretto;
– insegnanti.

Biglietto gratuito per:
– bambini fino ai 6 anni;
– disabili (e accompagnatore);
– un accompagnatore per ogni gruppo;
– studenti delle università toscane provvisti di libretto;
– soci ICOM;
– militari e forze dell’ordine con tesserino;
– giornalisti e guide turistiche con tesserino.

Informazioniinfo@fondazioneragghianti.it, tel. 0583 4672056

Ufficio-stampa: Lucia Crespi, tel. 02 89415532 – 02 89401645, lucia@luciacrespi.it

Comunicazione istituzionale
Elena Fiori
tel. 0583 467205
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AB Studio (Lucca e Toscana)
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L’avventura dell’arte nuova | anni 60-80
Cioni Carpi | Gianni Melotti

Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti
Lucca, Complesso monumentale di San Micheletto
2 ottobre 2020 – 6 gennaio 2021

AREA STAMPA

La Fondazione Ragghianti propone due mostre contemporanee che intendono indagare il periodo di grande fermento nell’arte italiana degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta del Novecento, riscoprendo le figure di Cioni Carpi e Gianni Melotti, artisti poliedrici molto attivi rispettivamente a Milano e a Firenze.

La prima mostra, a cura di Angela Madesani, è dedicata alle sperimentazioni di Cioni Carpi, nome d’arte di Eugenio Carpi de’ Resmini (Milano, 1923-2011), personaggio complesso e ricco di sfaccettature. Figlio di Aldo Carpi, pittore e storico direttore dell’Accademia di Brera, fratello di Fiorenzo, noto musicista, e di Pinin, scrittore e illustratore per l’infanzia, Cioni inizia a dedicarsi alla pittura negli anni Cinquanta a Parigi; da qui si trasferisce ad Haiti, poi a New York e quindi in Canada, dove vive fino alla metà dei Sessanta, quando torna definitivamente a Milano. Negli Stati Uniti conosce Maya Deren, regista statunitense di origine ucraina, che lo spinge verso la sperimentazione cinematografica, ambito nel quale Cioni Carpi eccellerà. Dal 1959 al 1980 realizza numerosi film d’artista, attualmente ospitati da importanti archivi, fra i quali quello del MoMA di New York. Per Carpi il cinema, come prima era stata la pittura, è un terreno di sperimentazione. Un altro è il teatro. Sua è la prima scenografia costituita da un filmato per L’istruttoria di Peter Weiss al Piccolo di Milano nel 1966, girato nel campo di concentramento in cui era stato ucciso il fratello Paolo. Carpi, tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta, collabora anche con alcuni compositori, fra i quali Angelo Paccagnini, Giacomo Manzoni e Bruno Maderna, per i quali, in occasione della messa in scena delle loro opere, realizza filmati e proiezioni. I film di Carpi sono stati restaurati nel 2002 dalla Cineteca di Milano, del cui patrimonio ora fanno parte e sono stati oggetto di una pubblicazione edita da Il Castoro. Carpi, unico artista italiano, insieme a Franco Vaccari, a fare parte del gruppo della Narrative Art, ha inoltre utilizzato per la sua ricerca la fotografia, le installazioni, le proiezioni di luce, il video. Nel 1978 e nel 1980 ha partecipato alla Biennale di Venezia in due mostre curate da Vittorio Fagone, con il quale, nel corso degli anni, aveva sviluppato un rapporto di stima e collaborazione.

La mostra alla Fondazione Ragghianti comprende il percorso artistico di Carpi dal 1960 circa agli anni Ottanta. È esposta una quarantina di opere di grandi dimensioni tra dipinti, installazioni, lavori fotografici, filmati, installazioni, disegni, progetti e libri creati dall’artista in unica copia, ma anche documenti e cataloghi sull’opera di questo intelligente protagonista dell’arte della seconda parte del XX secolo.

Di particolare importanza le nove opere di proprietà della Collezione Panza di Biumo: testi e fotografie su carta come le quattro Trasfigurazioni/Sparizioni (1966-1974) e Abbiamo creato atipici sistemi (1963-1974); Seshspass 01 (Sequoia semper virens) (1976) e Palinsesto 2 (1963), lavori su carta per la composizione dei quali Carpi utilizzò vari materiali. Ma anche una serie di bellissime fotografie e composizioni con immagini e disegni di collezione privata che rendono appieno la multiforme poetica e la statura intellettuale dell’artista, spesso performer delle sue opere dai titoli surreali come quelle realizzate tra il 1963 e il 1976: Me ne tornavo ai luoghi sfatti della memoria, Lasciatemi vedere una cellula viva del vostro cervello, dove Carpi si autoritrae come clown, dati i suoi trascorsi di attore e di mimo (aveva studiato con Jacques Lecoq) e Cadendo mi spezzai le braccia e le gambe mentre saltavo di palo in frasca; o ancora le pitture su tela degli anni Ottanta come Pontypridd con stanza rossa che appartengono al ciclo Le città distanti, complesse utopie spaziali; Blue painting 3 Palinsesto 10 e Blue painting 5 Palinsesto 12 (1973), forme geometriche che riemergono da pitture precedenti. Tra le opere esposte, le strisce di iuta su cui sono applicate fotografie stampate su carta o su stoffa e disegni, che propongono il concetto di arazzo in chiave contemporanea. Anche qui sono lunghe scritte che spiegano l’opera: Va, gira, guarda (1979) e Ga.ga-gak, suono del linguaggio internazionale dei polli che significa “Attenzione-pericolo!”.

La seconda mostra, a cura di Paolo Emilio Antognoli, presenta i risultati di una ricerca storica e archivistica, ancora inedita, riguardante l’opera di Gianni Melotti (Firenze, 1953) nel suo primo decennio di attività, dal 1974 al 1984, sia nel suo sviluppo storico-artistico, sia nei rapporti che egli ebbe con alcuni artisti legati da amicizia e collaborazione, quali Lanfranco Baldi, Luciano Bartolini, Giuseppe Chiari, Mario Mariotti e altri artisti come Bill Viola legati alla sua esperienza in art/tapes/22, studio dedito alla produzione di videotapes per artisti di cui Melotti nel 1974 diviene il fotografo. Una consistente collezione di queste fotografie è oggi conservata all’ASAC della Biennale di Venezia.

La mostra vuole documentare lo sviluppo dei primi dieci anni di attività del lavoro artistico di Melotti, dalle sperimentazioni cameraless (senza uso della macchina fotografica) in bianco e nero alle sue coloratissime opere tridimensionali, realizzate con materiali cibachrome su tessuti decorati.

A Firenze negli anni Settanta art/tapes/22 video tape production, Zona non profit art space, la Galleria Schema, la Galleria Area e la Casa Editrice e Libreria Centro Di sono state centri-chiave per l’arte contemporanea in Italia, da cui sono transitati grandi nomi dell’avanguardia artistica internazionale come Vito Acconci, Chris Burden, Daniel Buren, Urs Lüthi, Joan Jonas, Joseph Kosuth, Jannis Kounellis, Nam June Paik, Giulio Paolini, Robert Rauschenberg.

È attorno a questi spazi che si sviluppa un nuovo circuito artistico e culturale, con la nascita di un clima generale favorevole alla sperimentazione, che interessa tutta la regione e non solo: un ambiente incline all’interazione fra le più diverse attività artistiche e culturali: architettura e design radicale, editoria, cinema d’artista, video, musica contemporanea e i nuovi off-media artistici quali il disco, il libro d’artista, il multiplo. E Gianni Melotti ne è stato senz’altro uno dei protagonisti, con un linguaggio concettuale dai risultati originali e trasgressivi.

Alla Fondazione Ragghianti è esposta una trentina di lavori di Melotti. Tra le realizzazioni emblematiche del percorso di Melotti si ricordano: 9,30/10,30, opera d’esordio del 1975; Giallo (1979), installazione site-specific con fotografie e testi ambientata in un parcheggio genovese; Gli angoli della Biennale (1976), serie di fotografie dedicate a Pier Luigi Tazzi riferite ai Corners Portraits di Irving Penn; Come as you are / Jacket and necktie (1981), fotografie e film super8 in loop sul tema del rapporto di coppia; la dia-proiezione di Uovo fritto (1980) per la piazza fiorentina di Santo Spirito; Ritratti nella rete (1982), serie di polaroid che Melotti scatta agli amici mascherati con una calza a rete, in cui si teorizza il network come arte prima dell’avvento del personal computer; la serie di cinque videografie Foto fluida (1983); Pelle/Pellicola (1987-1989), tre lavori in silicone trasparente, sul rapporto tra opera e cornice.

Accompagnano le mostre due cataloghi editi da Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull’arte.

Cioni Carpi e Gianni Melotti: due artisti diversi, accomunati da una felice vena creativa, con opere multiformi realizzate con differenti materiali che ben identificano la corrente di sperimentazione dell’arte italiana tra gli anni Sessanta e Ottanta del secolo breve, in un percorso sfaccettato e per molti aspetti sorprendente.

Orari: tutti i giorni (lunedì escluso) dalle ore 10 alle 13 e dalle 15 alle 19 (ultimo ingresso: ore 18:30); aperto anche il 1° novembre, 8 e 26 dicembre e 1° gennaio; chiuso il 25 dicembre
Biglietto d’ingresso: 3 euro
Biglietto gratuito per: minori di 18 anni; scolaresche (della primaria e delle secondarie); studenti di università, accademie d’arte e conservatori provvisti di libretto; insegnanti; gruppi superiori alle 15 unità; soci del Touring Club Italiano e del Club UNESCO Lucca; soci ICOM; diversamente abili (e accompagnatore); un accompagnatore per ogni gruppo; militari e forze dell’ordine con tesserino; giornalisti e guide turistiche con tesserino.

Ufficio stampa
Lucia Crespi, tel. 02 89415532 – 02 80401645, 338 8090545, lucia@luciacrespi.it

Bernardo Bellotto 1740. Viaggio in Toscana
12 ottobre 2019 – 6 gennaio 2020

Mostra a cura di Bożena Anna Kowalczyk
allestimento di Daniela Ferretti
con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca
main partner Banco BPM

La mostra dell’autunno della Fondazione Ragghianti, dedicata all’eccelso pittore veneziano Bernardo Bellotto (1722-1780), nipote di Canaletto, è al contempo un grande evento espositivo e una mostra di studio, presentandosi come un’occasione unica per ammirare alcune opere preziosissime e rare mai viste insieme, tra cui il più importante dipinto della storia avente come soggetto la città di Lucca, capolavoro di Bellotto, e cinque suoi disegni, sempre di soggetto lucchese, prestati straordinariamente dalla British Library di Londra, già di proprietà del re Giorgio III d’Inghilterra e poi di Giorgio IV.

La mostra illustra il viaggio di Bernardo Bellotto in Toscana, uno dei temi più affascinanti del vedutismo settecentesco. L’artista riceve la propria formazione nello studio di Canaletto quando quest’ultimo è al culmine della sua fama, alla fine degli anni Trenta. L’eredità del maestro è alla base di tutta la sua opera, ma non appena il giovane Bellotto inizia a viaggiare fuori da Venezia – e il soggiorno in Toscana è il primo e fondamentale a questo riguardo – sviluppa il proprio stile espressivo in maniera originale.
I più recenti studi archivistici hanno permesso di datare questo viaggio di Bellotto al 1740, due anni prima rispetto a quanto si ritenesse, evidenziandone così l’importanza come manifesto della precocità artistica del pittore, allora diciottenne. La documentazione riscoperta consente anche di vedere in lui il pioniere della pittura di veduta a Firenze e a Lucca, al servizio dell’aristocrazia toscana.
Il focus della mostra è costituito dal nucleo di vedute di Lucca (una documentazione straordinaria della città nel Settecento) e di Firenze. Un disegno prestato dal Victoria & Albert Museum di Londra documenta inoltre la visita di Bellotto a Livorno.

Per avere uno sguardo contemporaneo sul celebre quadro di Bellotto su piazza San Martino sono stati chiamati due giovani fotografi partecipanti al Photolux Festival di Lucca (16 novembre – 8 dicembre): Jakob Ganslmeier e Jacopo Valentini, ospitati in residenza alla Fondazione Ragghianti. Alla fine del percorso della mostra saranno esposti i loro lavori, realizzati negli stessi luoghi che Bellotto vide nel 1740.

Accompagnerà la mostra un catalogo, acquistabile al bookshop del sito, pubblicato da Silvana Editoriale ed Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull’arte, a cura di Bożena Anna Kowalczyk, con nuove e inedite ricerche storiche e archivistiche svolte per questa esposizione.

Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 19 escluso il lunedì

Biglietto intero 8 euro
Biglietto ridotto 5 euro per:

Biglietto gratuito per:

Visite guidate per gruppi e scuole 50 euro + prezzo del biglietto su prenotazione: tel. 0583 4672056, mostra@fondazioneragghianti.it, info@fondazioneragghianti.it

Laboratorio didattico Lucca in viaggio nel tempo!
Il pittore Bernardo Bellotto amalgamava molteplici visioni per raggiungere quella perfetta, con risultati davvero straordinari! In questo laboratorio i partecipanti lavoreranno sulla bellissima piazza San Martino di Lucca, centro focale della mostra, manipolando sguardi antichi e contemporanei: i disegni e i dipinti dello stesso Bellotto si sovrapporranno alle fotografie dei nostri giorni, per un suggestivo viaggio nel tempo, ricco di prospettive, palazzi e personaggi. Ma quale storia nascosta narrerà la nostra personale e onirica visione perfetta? Saranno le piccole e i piccoli partecipanti a raccontarlo!
Il laboratorio si svolgerà, dalle ore 16 alle 17:30, sabato 16 novembre e sabato 30 novembre. È consigliata la prenotazione, scrivendo all’indirizzo e-mail mostra@fondazioneragghianti.it o telefonando al numero 0583 467205 in orario di apertura della mostra, dalle 10 alle 19 dal martedì alla domenica.
L’attività è pensata per bambini dai 6 agli 11 anni, e ha un costo di 8 euro, comprensivo di ingresso alla mostra.

Fondazione Centro Studi Ragghianti
Complesso monumentale di San Micheletto
Via San Micheletto 3, Lucca
Info: info@fondazioneragghianti.it | tel. +39 0583 467205

Ufficio stampa
Lucia Crespi, lucia@luciacrespi.it  tel. 02 89415532 – 02 80401645, 338 8090545

AREA STAMPA

L’artista bambino. Infanzia e primitivismi nell’arte italiana del primo Novecento
17 marzo – 2 giugno 2019

Dal 17 marzo al 2 giugno la Fondazione Ragghianti ospita la grande mostraL’artista bambino. Infanzia e primitivismi nell’arte italiana del primo Novecento.
Curata da Nadia Marchioni, l’esposizione esplora la “regressione” verso il disegno infantile e la volontà di recuperare un linguaggio di stampo primitivista da parte di importanti artisti dei primi decenni del XX secolo.
Partendo dagli arcaismi di pittori toscani votati allo studio dei maestri del Duecento e del Trecento, la mostra sviluppa un appassionante percorso attraverso le opere di artisti affascinati dal mondo infantile, di cui riprendono – in varie forme e stili – la semplicità, la poesia e la soavità dei colori e dei soggetti rappresentati.
Nelle sale della Fondazione Ragghianti sono esposti, divisi in sei sezioni, oltre cento pezzi (dipinti, grafiche, sculture, fotografie, riviste d’epoca, documenti) di artisti come Giorgio Morandi, Giacomo Balla, Pablo Picasso, Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, Mario Sironi, Ardengo Soffici, Alberto Magri, Lorenzo Viani, Ottone Rosai, Renato Birolli e Alberto Salietti.
L’esposizione è realizzata grazie al costante supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e con il patrocinio della Regione Toscana, della Provincia di Lucca e del Comune di Lucca.

 

Informazioni
Orari
: dal martedì alla domenica, ore 10-13, 15-19 (chiuso il lunedì)
Sede: Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti
Complesso monumentale di San Micheletto,
via San Micheletto, 3 – 55100 Lucca

Biglietti:
Intero 5 euro
Ridotto 3 euro
Gruppi superiori alle 15 unità, minori di 18 anni, scolaresche (della primaria e delle secondarie), studenti di università, accademie d’arte e conservatori provvisti di libretto, insegnanti, visitatori provvisti del biglietto della mostra “Museo della Follia”, visitatori provvisti del biglietto del Museo Fattori e del Museo della Città – Luogo Pio Arte Contemporanea di Livorno.
Gratuito
Studenti degli atenei toscani provvisti di libretto, bambini fino ai 6 anni, diversamente abili (e accompagnatore), un accompagnatore per ogni gruppo, soci ICOM, militari e forze dell’ordine con tesserino, guide turistiche e giornalisti con tesserino.

Visite guidate
Gruppi e scuole 50 euro + prezzo del biglietto su prenotazione:
tel. 0583 4672056, mostra@fondazioneragghianti.itinfo@fondazioneragghianti.it

Laboratorio didattico  IN MOSTRA! Cucù! Sono uno sgorbio o una sgorbia?
Bambini dai 6 anni in su nei giorni 23 marzo 11 maggio alle ore 16 o su prenotazione per gruppi di massimo 15 bambini:
5 euro (comprensivo di ingresso alla mostra). Per prenotazioni: tel. 0583 4672056, mostra@fondazioneragghianti.itinfo@fondazioneragghianti.it

Informazioniinfo@fondazioneragghianti.it, tel. 0583 4672056

Laboratorio didattico IN MOSTRA!
Cucù! Sono uno sgorbio o una sgorbia?
Il disegno infantile entra nell’arte del Novecento facendo capolino dalle opere dei grandi maestri… Cucù! Anche noi dovremo scovare antichi giochi, ingarbugliati scarabocchi e misteriose incisioni con una divertente caccia al tesoro nelle sale della mostra. Trovato il tesoro, realizzeremo una straordinaria opera grafica: ideandone il disegno, scavando con le sgorbie e creando una vera matrice per infinite stampe!
Target: dai 6 anni in su
Prenotazione obbligatoria a: mostra@fondazioneragghianti.itinfo@fondazioneragghianti.it, tel. 0583 4672056
Date: sabato 23 marzo, sabato 11 maggio (o su prenotazione per gruppi di almeno 15 bambini)
Orario: 16-17:30
Costo: 5 euro (comprensivo di ingresso alla mostra)

AREA STAMPA

Per accedere all’area stampa è necessario accreditarsi contattando:
Ufficio Stampa: Lucia Crespi, tel. 02 89415532 – 02 80401645, 338 8090545, lucia@luciacrespi.it

 

  

Angeli, litografi a Lucca. La stamperia Angeli: quattro decenni di litografie
23 novembre 2018 – 6 gennaio 2019

La Fondazione Ragghianti inaugura, venerdì 23 novembre 2018, una mostra dedicata alla storica stamperia d’arte Litografia Angeli, che ha svolto a Lucca per più di quattro decenni, a partire dagli anni Sessanta del Novecento, grazie a Giuliano Angeli, un’importante attività legata ad artisti toscani e non solo.
La mostra, a cura di Mauro Lovi, ripercorre la storia di una realtà tutta italiana. La stamperia nasce, in realtà, nel 1948, in via della Zecca, fondata dal padre Giulio Angeli, che acquistò un torchio litografico e cominciò a lavorare realizzando stampati ed etichette per aziende.
Giuliano Angeli prende in mano la stamperia negli anni Sessanta e inizia a operare con i pittori lucchesi che si avvicinano alla tecnica del disegno su pietra, vista la necessità di rendere più accessibile l’arte e di rispondere così alla curiosità manifestata da una sempre più ampia platea di appassionati.
Nella mostra sono esposte circa sessanta litografie, tra le più significative e tecnicamente complesse stampate da Angeli, stampe progressive dei colori di una litografia, cartelle litografiche, pietre litografiche, documentazione fotografica e il torchio a stella con l’attrezzatura originale usata da Giuliano Angeli (stampa, inchiostri, strumenti, carta…).
La mostra rimarrà aperta fino al 6 gennaio 2019, accompagnata da un catalogo che documenta la storia della stamperia Angeli e le opere in mostra.
Durante la mostra si terranno workshop sulla tecnica litografica tenuti dall’artista Giuseppe Renda, oltre che dallo stesso Giuliano Angeli.

Sono previste visite gratuite per le scuole, previa prenotazione.

I giorni 6 e 7 dicembre e il 4 gennaio alle ore 16:30 sono in programma i workshop sulla tecnica litografica tenuti dall’artista Giuseppe Renda e dallo stesso Giuliano Angeli.

E’ possibile prenotarsi scrivendo all’indirizzo info@fondazioneragghianti.it o telefonando al numero 0583 467205 in orario di apertura della mostra.

email: info@fondazioneragghianti.it |
info: tel. +39 0583 467205

 

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Per sogni e per chimere – Giacomo Puccini e le arti visive
 18 maggio -23 settembre 2018

Nel 160° anniversario della nascita del Maestro, una grande mostra per scoprire il rapporto tra Giacomo Puccini e gli artisti del proprio tempo e indagare l’influenza che il compositore e la sua estetica esercitarono sulle arti visive in Italia tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Una ricerca che regala suggestioni, spunti di riflessione e molti capolavori.
Realizzata dalla Fondazione Ragghianti con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, in collaborazione con la Fondazione Giacomo Puccini, il Centro studi Giacomo Puccini e la Fondazione Simonetta Puccini per Giacomo Puccini, con l’allestimento della famosa scenografa Margherita Palli, Per sogni e per chimere presenta al pubblico circa 120 opere provenienti dai più importanti musei e teatri italiani,  integrate da preziosi pezzi inediti custoditi in collezioni private, delineando un emozionante panorama degli artisti vicini ai temi e al clima espressivo di Puccini.
Boldini, Previati, Chini, Nomellini, Cremona, Michetti, Conconi, Troubetzkoy, Selvatico, Cappiello, De Servi, Discovolo, Pagni, Fanelli, Rietti, De Albertis, Balestrieri, Andreotti, Hohenstein, Metlicovitz e Nunes Vais sono soltanto alcuni degli artisti di cui si possono ammirare le opere nella mostra, dedicata alla memoria di Simonetta Puccini.

Catalogo Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull’arte, con testi di Fabio Benzi, Paolo Bolpagni, Maria Flora Giubilei, Alessandra Belluomini Pucci, Gabriella Biagi Ravenni, Silvestra Bietoletti, Giovanna Ginex, Eleonora Barbara Nomellini, Umberto Sereni e Marco Mei.

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Il segno dell’avanguardia. I Futuristi e l’incisione
3 febbraio al 15 aprile 2018

La Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti organizza, dal 23 febbraio al 15 aprile 2018, la  mostra Il segno dell’avanguardia. I Futuristi e l’incisionea cura di Francesco Parisi e Giorgio Marini.
L’esposizione analizza un aspetto meno noto, ma di grande interesse, del fenomeno futurista: l’incisione.
In un ampio arco temporale che si snoda dalla fine del XIX secolo fino al 1944, le opere si articoleranno in tre sezioni cronologiche: Simbolismo, Prefuturismo e Futurismo; inoltre sarà presente una sezione a parte dedicata a pubblicazioni contenenti opere di grafica originale.
Saranno esposte opere di  artisti come Boccioni, Russolo, Carrà, Soffici, Sironi, Depero, Severini e Prampolini, solo per citarne alcuni.

Per l’occasione, in coedizione Edizioni Fondazione Ragghianti e Silvana editoriale, è pubblicato un ampio catalogo a cura di Giorgio Marini e Francesco Parisi.
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Mario Nigro. Gli spazi del colore
29 settembre 2017 – 7 gennaio 2018 

 

La Fondazione Ragghianti presenta una grande retrospettiva antologica su Mario Nigro, in occasione dell’anniversario del primo centenario del pittore, nato a Pistoia nel 1917 e scomparso a Livorno nel 1992.

Tra i protagonisti dell’arte italiana e della sua rinascita civile, a partire dall’immediato secondo dopoguerra, Mario Nigro seppe dar vita a un astrattismo fortemente personale, nel quale coniugò struttura e colore, rigore e inventiva. La sua lunga parabola creativa ha conosciuto una grande ricchezza di esiti, che a ogni nuovo ciclo di opere emerge come inatteso problema pittorico, in inedite soluzioni dimensionali, compositive, cromatiche, spaziali; ma anche un’assoluta coerenza che permette di individuare – pur nel variare dell’espressione – un’idea fondante e una poetica che restano sottese a tutto il suo operare artistico.
La rilevanza internazionale della produzione di Mario Nigro ha suscitato, per l’attualità della sua visione creativa, un crescente interesse del sistema dell’arte nelle sue varie componenti, dalle istituzioni al collezionismo, in particolare nel corso dell’ultimo decennio.
Culmine e fulcro del centenario è questa grande retrospettiva a Lucca, che proseguirà nella primavera-estate del 2018 alla Fondazione Ghisla Art Collection di Locarno.

L’obiettivo della mostra è di ripercorrere l’intero percorso creativo dell’artista attraverso i suoi capolavori e principali momenti di svolta, presentati in dialogo con autori del contesto internazionale quali Max Bill, François Morellet, Heinz Mack, Sol LeWitt, Roman Opalka, Fred Sandback e Niele Toroni.

Catalogo italiano/inglese pubblicato dalle Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull’Arte, con testi di Paolo Bolpagni, Francesca Pola e Mattia Patti.

Mario Nigro. Gli spazi del colore Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti Via San Micheletto 3, Lucca.

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IL PASSO SOSPESO. Esplorazioni del limite
24 giugno – 3 settembre 2017

 

In occasione del trentesimo anniversario della scomparsa di Carlo Ludovico Ragghianti, la Fondazione a lui intitolata promuove una mostra dedicata all’esplorazione del concetto di limite. Limiti, confini, frontiere, da molto tempo alla ribalta della cronaca mediatica, sono indagati nelle loro declinazioni culturali, geopolitiche e storico-identitarie in una serie di opere di artisti internazionali all’interno della mostra “Il passo sospeso. Esplorazioni del limite” a cura di Alessandro Romanini. L’iniziativa oltrepassa i confini del complesso monumentale di San Micheletto, sede della Fondazione Ragghianti, per estendersi nel centro storico e sulle mura di Lucca.

Elenco degli artisti:

Marina Abramović, Gustavo Aceves, Bas Jan Ader, Roberto Barni, Alighiero Boetti, Marcel Broodthaers, Enrico Castellani, Sandro Chia, Michelangelo Consani, Leone Contini, Vittorio Corsini, Gino De Dominicis, Aron Demetz, Giuseppe Donnaloia, Mario Fallini, Roberto Fanari, Davide Ferrario, Lucio Fontana, Luca Gaddini, Peter Greenaway, Emilio Isgrò, William Kentridge, Joseph Kosuth, Markus Lüpertz, Piero Manzoni, Marisa Merz, Igor Mitoraj, Jonathan Monk, Alexey Morosov, Luigi Ontani, ORLAN, Mimmo Paladino, Giulio Paolini, Massimiliano Pelletti, Marc Quinn, Enrique Ramirez, Bernardí Roig, Wael Shawky, Santiago Sierra, Giuseppe Uncini, Sophia Vari, Massimo Vitali, Guido van der Werve, Kan Yasuda.

La mostra è accompagnata da due cataloghi in italiano/inglese, “Il passo sospeso. Esplorazioni del limite” e “Sulle mura. Frontiere d’arte – Disseminazioni. L’arte in città”, a cura di Alessandro Romanini, con testi di Gilberto Bedini, Paolo Bolpagni, Giorgio Fogazzi e Alessandro Romanini.
A chi acquista una copia del catalogo “Il passo sospeso. Esplorazioni del limite” nel bookshop della Fondazione Ragghianti è offerta in omaggio una copia del catalogo “Sulle mura. Frontiere d’arte – Disseminazioni. L’arte in città”.

Tour virtuale

Sedi dell’esposizione:
Fondazione Ragghianti sale espositive I piano – mappa dei luoghi esterni

Per approfondire: la mostra alla Fondazione Ragghianti
Per approfondire: le opere nella città

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Una storia d’arte. La Fondazione Ragghianti e Lucca 1981-2017
4 marzo -17 aprile 2017
La mostra è prorogata fino al 25 aprile compreso

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Comunicato stampa

Percorso espositivo

Presentazione della Fondazione

Biografia Carlo Ludovico Ragghianti

Biografia Licia Collobi Ragghianti

Sguardi paralleli. Mario Ballocco François Morellet
24 marzo – 26 giugno 2016

La nuova mostra promossa dalla Fondazione Ragghianti, a cura di Paolo Bolpagni, ha due protagonisti: il francese François Morellet (Cholet, 1926), uno dei più grandi e celebrati artisti, scomparso lo scorso 11 maggio, tra i maestri indiscussi del contemporaneo, e Mario Ballocco (Milano, 1913-2008), pittore e teorico di enorme talento e genio pionieristico, di cui è in atto da alcuni anni la riscoperta.

Dedicare una mostra, una doppia personale, a Morellet e a Ballocco costituisce il primo tentativo, mai compiuto finora, di accostare i percorsi di due artisti che non si conobbero, ma, soprattutto in alcune fasi delle rispettive carriere, imboccarono “parallelamente” strade analoghe e molto anticipatrici. I due furono, uno in Francia e l’altro in Italia, precursori, già all’inizio degli anni Cinquanta, di molti aspetti dell’arte cinetica e programmata (e in certa misura anche della Optical Art), che sarebbe esplosa come tendenza generale nel decennio successivo.

Saranno esposte nelle sale della Fondazione Ragghianti circa settanta opere, molte delle quali inedite in Italia (e anche inedite in senso assoluto), che documentano la carriera artistica di Mario Ballocco e di François Morellet dal 1945 agli anni Ottanta. Oltre ai due autori, ci saranno anche dipinti di Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi ed Ettore Colla (“compagni di strada” di Ballocco nell’avventura del Gruppo Origine), e inoltre documenti originali, fotografie, un video e cataloghi e riviste d’epoca. Da segnalare, poi, la presenza in mostra dei primi neon di François Morellet, risalenti agli anni Sessanta, straordinariamente concessi in prestito per l’occasione nonostante la loro rarità e fragilità.

Il catalogo, delle Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull’Arte, è firmato dal curatore della mostra Paolo Bolpagni e contiene anche un saggio del filosofo Massimo Donà, un testo scritto da Morellet nel 1971 tradotto per la prima volta in italiano, le schede scientifiche delle opere esposte e apparati biobibliografici.

           v  Logo del Lucca Film Festival

Esporre Le Corbusier. Ragghianti e la mostra fiorentina del 1963
27 novembre 2015 –  10 gennaio 2016

Si inaugurava a Palazzo Strozzi nel 1963 la mostra dedicata all’opera plastica di Le Corbusier, fortemente voluta da Carlo Ludovico Ragghianti, e da lui  progettata già a partire dagli anni Cinquanta.

Il critico lucchese è del resto tra i primi a rilevare come il dopoguerra architettonico e urbanistico italiano, che oggi tutti studiano dalle Università americane a quelle europee, non sarebbe comprensibile fuori dalla relazione, a volte contrapposizione, con l’impostazione, sia dottrinale che formale, con Le Corbusier. Considerazioni queste che a distanza di cinquant’anni dalla morte del maestro svizzero, sono quanto mai importanti se si vuole indagare, fuori dalle retoriche e dalle visioni troppo centrate sulle biografie, le vicende della cultura architettonica italiana del dopoguerra e le sue relazioni con un universo internazionale che ha in Le Corbusier un mito e un modello.

La proposta è di riscoprire oggi quell’iniziativa, attraverso la ricostruzione sia pur parziale delle vicende che dalla genesi della mostra arrivano all’allestimento della sezione delle opere architettoniche. Questo non solo per la memoria e la valorizzazione di quella che fu considerata all’epoca un’esperienza portatrice di una “influence essentielle pour le developpement de nostre culture architecturale”, ma anche aprire una riflessione sulle arti e le teorie che contribuiscono a definire la modernità – o almeno quella che si definisce con l’inizio degli anni venti ‐ in architettura.  

Una modernità che la visione di Ragghianti seppe analizzare anche attraverso il saggio all’interno del catalogo della mostra ‐ una delle letture più acute dell’opera lecorbuseriana ‐, insieme agli articoli apparsi in Critica d’Arte e Selearte, rivista quest’ultima direttamente collegata ad Adriano Olivetti, esempi chiave di un lavoro continuo sul tema dell’architettura intesa anche come elemento vitale nella riqualificazione dell’Italia postbellica.

Una mostra, quella di Palazzo Strozzi, in cui fu diretto il coinvolgimento della facoltà di architettura di Firenze, che attraverso l’allestimento curato da Leonardo Savioli, Danilo Santi e Rino Vernuccio, contribuisce a fare dell’esposizione uno dei momenti di maggior dibattito intorno alla modernità architettonica, come dimostra la ricca documentazione conservata nei diversi archivi tra Parigi, Lucca e Firenze.

L’idea è quella di creare una mostra e una giornata di studi che ripercorrano le genesi dell’esposizione fiorentina mettendola in relazione con la più ampia visone del critico lucchese sugli aspetti espositivi e museali, oltre che sulla cultura architettonica novecentesca e in particolare su quella lecorbuseriana. La corrispondenza tra Le Corbusier e Ragghianti, gli schizzi allestitivi, la composizione del catalogo, introdurranno il visitatore alla ricostruzione della mostra di Palazzo Strozzi. Qui una serie di maquette degli edifici lecorbuseriani unitamente ai carteggi e ai disegni di progetto indagheranno l’evento del 1963.  

La mostra ospitata negli ambienti della biblioteca della Fondazione Ragghianti di Lucca è stata inaugurata venerdì 27 novembre con una giornata di studi articolata su diversi temi che spazieranno dall’approfondimento del rapporto tra Carlo Ludovico Ragghianti e l’architettura, con particolare attenzione alla posizione di quest’ultima nella complessa filosofia della visione elaborata dallo storico dell’arte lucchese (problema della lettura dello spazio e dell’immagine), alle grandi mostre di architettura e i loro allestimenti, alla relazione fra la cultura architettonica italiana e Le Corbusier dagli anni Sessanta a oggi.

Mostra e catalogo a cura di Susanna Caccia Gherardini, Maria Grazia Eccheli, Saverio Mecca, Emanuele Pellegrini. Comitato scientifico della mostra: Susanna Caccia Gherardini, Maria Grazia Eccheli, Maria Teresa Filieri, Maria Adriana Giusti, Giuliano Gresleri, Saverio Mecca, Carlo Olmo, Emanuele Pellegrini, Stanislaus Von Moos, Paolo Zermani. In collaborazione con L’università di Firenze, DIDA Dipartimento di Architettura, Fondazione Le Corbusier, Parigi.

Mostra e convegno realizzati con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

 

Creativa Produzione. La Toscana e il design italiano 1950-1990
13 giugno – 1 novembre 2015

a cura di Gianni Pettena, Davide Turrini e Mauro Lovi
con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca

Nell’ambito delle iniziative culturali Piccoli Grandi Musei 2015. Toscana ‘900. Musei e Percorsi d’arte promosse dalla Regione Toscana, dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e dalla Consulta delle Fondazioni Bancarie Toscane, la Fondazione Ragghianti propone un’esposizione che focalizza l’attenzione sui rapporti tra cultura del progetto e mondo produttivo in Toscana dagli anni Cinquanta ad oggi.

Attraversando l’opera di importanti designers italiani e stranieri, la mostra pone l’accento sul ruolo fondamentale delle realtà produttive della regione, sottolineandone le capacità nel selezionare e attrarre talenti, soprattutto dal mondo dell’arte e dell’architettura, e nel definire con loro la progettazione e la realizzazione di arredi e oggetti d’uso. Il percorso espositivo si articola tra vari settori di produzione: l’arredo, gli l’oggetto d’uso in porcellana, ceramica, vetro, argento e cristallo, il design del marmo e la grafica.

Il design di ricerca, sviluppatosi dalla seconda metà degli anni Cinquanta in Toscana, è stato anche influenzato dal lavoro di protagonisti della cultura progettuale come Michelucci, il Gruppo Toscano, Gio Ponti, Angiolo Mazzoni, Richard Neutra, Adalberto Libera, Corradino D’Ascanio.

Dalle prime realtà industriali come Piaggio (con la Vespa) e Richard-Ginori, sono le aziende che producono mobili e complementi d’arredo, come Poltronova e Martinelli a muoversi verso una sperimentazione molto vivace, cui poi si aggiungo poi Planula e Giovanetti e, dagli anni ’80, Edra.

Poltronova, con Sottsass Art Director, oltre ai mobili produce anche vari elementi di arredo, in ceramica, in marmo e numerose lampade. Sono questi gli anni in cui Bitossi annovera collaborazioni importanti come quelle di Ettore Sottsass, Remo Buti, Marco Zanini e Matteo Thun. Per la produzione di oggetti in marmo, dopo le sperimentazioni di Officina alla fine degli anni Sessanta, nascono realtà come Up&Up e Ultima Edizione, in cui trasmigrano, da Up&Up, Sottsass, Grawunder, Zanini, Thun. Nel marmo opera inoltre Casigliani con, tra gli altri, Lella e Massimo Vignelli e con i Site. Nella lavorazione del vetro e del cristallo vanno ricordate Mancioli, Colle Vilca ed Egizia che si avvalgono di collaborazioni con i maggiori designers. Negli anni Ottanta la ditta artigiana pratese Fantacci, già produttore per Poltronova dei mobili di Michelucci, ora, attraverso una collaborazione con la Fondazione Michelucci, produce e incrementa la produzione del grande architetto.

In anni più recenti c’è da segnalare la produzione di ceramiche di Alessio Sarri che continua collaborazioni storiche come quella con Sottsass, a cui si affiancano Alessandro Mendini, Matteo Thun, Jasper Morrison, Gorge Sowden e che tutt’oggi produce per e con giovani designers nazionali ed esteri. Da sempre aperta a nuove collaborazioni la ditta Pampaloni Argenti produce oggetti, tra gli altri, di Binazzi (UFO), Nigel Coates, Massimo Morozzi, Andrea Branzi e Frank Gehry.

E ancora: un’eccellenza lucchese che prende le mosse nel secondo dopoguerra e arriva fino ad oggi, come Martinelli Luce, le autoproduzioni di Binazzi (UFO), Lovi, Pettena e Salvetti. Trova spazio inoltre un’analisi di come si sia strutturato il mondo del Graphic design in Toscana e a Lucca, ove ad esempio opera Piero Menichetti e lo studio di grafica Ai Granai. Il percorso espositivo approda infine ad alcune opere realizzate negli anni Duemila da giovani progettisti, che dimostrano come la “creativa produzione” sia ancora un’esperienza in atto.

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